Caffè e Dolci
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Qual è la bevanda più diffusa al mondo dopo l’acqua? Senza dubbio il caffè!

Vengono preparate ben 2,5 miliardi di tazze al giorno nell'arco di una giornata!

Nei bar italiani il consumo arriva a 40 miliardi di tazzine all’anno, a questi aggiungiamo i caffè della moka che profumano le nostre mattine ed il numero si alza notevolmente. Che agli italiani il caffè piaccia e non sia solo una tradizione sono proprio questi numeri a confermarcelo: eppure l’Italia non è uno fra i più grandi produttori di questi chicchi preziosi. Ogni anno, infatti, il nostro paese importa circa 324.000 tonnellate di caffè verde che, poi, esce lavorato dalle nostre 750 torrefazioni, per essere esportato. Quanto? Circa 3.800 tonnellate di caffè raggiungono l’estero nelle varietà Arabica, Robusta, Liberica, ed Excelsa.

Da assaporare e gustare da solo o da far seguire al dolce, a fine pasto, il caffè andrebbe bevuto amaro e senza correzioni.

Parlando di dolci si apre una parentesi legata alla cucina italiana che ha origini lontane, anche se non si può parlare di vera e propria arte pasticciera fino alla rivoluzionaria scoperta dello zucchero. Dal Rinascimento in poi i dolci popolari e le "specialità" regionali  trovano  più spazio nei banchetti ed alcuni dei dolci tipici dell’epoca  sono stati tramandati fino a noi: i vari panforti e panpepati della Toscana, la cuddura calabrese e i cannoli di Sicilia, e poi i torroni della zona di Cremona, i maritozzi romani e gli amaretti piemontesi solo per citarne alcuni. Dai dolci secchi si passa alla pasticceria più elaborata: dolci al cucchiaio, come il Bonnet piemontese e il  tiramisù, le torte regionali, come la Sbrisolona mantovana o il panettone di Milano, i pasticcini più raffinati come il babà o la sfogliatella riccia, i dolcetti di pasta di mandorla, la cassata siciliana ed il gelato.
Materie prime, sapori e forme che  richiamano ancora una volta il territorio, fonte inesauribile di ispirazione.